04 luglio, 2006

Lontano sulle onde, via da queste sponde...


Molto Bene.
Eccoci qui, rientrati da una breve vacanza, di nuovo al chiodo, pronti a ricominciare l'anonimo (ma non troppo) routinario tran tran.
Che significa andare in vacanza?
Diavolo, significa tanto. Significa staccare, mollare, andare, fare, dire, baciare, cazzeggiare, stritolare, tuffare, nuotare, canoare, ridere, scherzare, mangiare, bere, dormire, dormire, dormire...
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... e magari anche riuscire a non pensare.
No, non è detto, pensare si pensa sempre, che lo si voglia o no. È un po' come sognare: lo facciamo senza accorgercene ed in maniera assolutamente indipendente dall nostra volontà.
Tra l'altro, studiando queste cose (ahimé, esame di "Cognizione sociale" tra pochi giorni), è interessante vedere come alcuni processi di pensiero siano assolutamente automatici, inconsapevoli, incontrollabili.
Ci sono anche quelli controllabili, ma la maggior parte di quelli che scattano di fronte alla più assoluta normalità sono inesorabilmente sfuggenti ad ogni possibilità di controllo.
Un esempio: sapete quante volte mi sono chiesto perché quando parto per le vacanze sto tre giorni in assoluta abulìa prima di prendere il ritmo? No? Beh, neanche io riesco a contare le volte che mi sono posto questo quesito.
Ebbene, i processi che mettono in moto questo meccanismo si attivano che io lo voglia o no. Così, passo tre giorni a chiedermi quando comincerà la vacanza, mentre è già cominciata da un pezzo, nel vano tentativo di recuperare i giorni che restano, che sono sempre troppo pochi per goderseli appieno...
Ahi, che vita grama che grama vita...

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